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Monteruga il paese fantasma del Salento

Nel cuore del Salento, a pochi passi dal comune di Veglie, segnalato ormai solo da cartelli stradali arrugginiti, troviamo Monteruga, un paese fantasma della Puglia disabitato dagli anni ’80.

Monteruga è un borgo in riva al Mar Ionio, sorto durante il periodo fascista, ne sono una testimonianza i motti tipici del regime ancora leggibili all’interno dello stabilimento vitivinicolo.

Il paese fantasma si sviluppò nel 1950 in seguito alla riforma fondiaria, quando molti terreni agricoli furono espropriati ed assegnati ai contadini che vi si stabilirono.

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Gli ultimi anni che videro Monteruga come centro abitato risalgono a 30 anni fa. Pur essendo una piccola località di 800 abitanti, c’era davvero tutto il necessario per definirlo un vero e proprio paese: gli alloggi, la scuola rurale, la piazza centrale, la caserma, il dopolavoro, il campo da bocce e la chiesa intitolata a sant’Antonio Abate.

Per esplorare ed avventurarsi in questo paese ricco di storia, fascino e mistero, bisogna percorrere la strada che congiunge San Pancrazio salentino a Torre Lapillo.

Monteruga

Le testimonianze Monteruga

A testimoniare la vita, le tradizioni e le abitudini di questo paese ormai abbandonato, sono i racconti da chi a Monteruga è nato e vissuto. Elio e Adriana Diso, con le loro parole, sono in grado di riportarci nel passato.

Grazie al progresso, a Monteruga erano arrivate famiglie intere dal basso Salento e da altre regioni. C’era una comunità autonoma che viveva dei prodotti della terra, si celebravano matrimoni, esistevano campi estivi e comunioni. I bambini spensierati passavano i loro pomeriggi a rincorrere un pallone all’aria aperta o giocando con le bambole in una distesa di pini infinita.

La festa più attesa era quella di sant’Antonio, il 17 gennaio. La loro casa era l’unica con il bagno interno, mentre tutte le altre erano composte da cucina, stanza e bagno fuori.

immagini-da-monterugaAdriana alla fine degli anni ’70 si è anche sposata a Monteruga. Il declino del suo paese d’origine, di quel luogo del cuore che ormai esiste solo nella sua memoria, sarebbe arrivato di lì a poco. Complice la privatizzazione, la spartizione dei terreni, la pulsione dei centri urbani che attiravano a sé sempre più agricoltori.

 

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