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I PAESI ARBЁRESHЁ LUCANI

Questa volta viaggio tra i paesi lucani che si immergono in una dimensione culturale che io ritengo particolarmente affascinante, molto radicata e sentita. La cultura arbereshe, infatti, è la radice identitaria nelle sue multiformi manifestazioni di centri come Barile, Maschito, Ginestra, nell’area del Vulture; San Paolo Albanese e San Costantino Albanese nel Parco Nazionale del Pollino, sul versante lucano. Cari lettori seguitemi, dunque, in questo viaggio affascinante.

Gli albanesi in Italia: mercenari per i sovrani di Napoli

La presenza albanese in Italia risale al periodo compreso tra il XIII ed il XV sec. I traffici commerciali tra Oriente e Occidente favorivano, infatti, scambi culturali e insediamenti di popolazioni. Ma gli insediamenti albanesi nelle regioni meridionali sono stati causati da migrazioni di soldati, non da profughi o da esuli. Nel XV secolo, infatti, Alfonso d’Aragona, re di Napoli, per contrastare le rivolte dei baroni locali, sollecitate dagli Angioini, fece venire dall’Albania gruppi di mercenari. Da questo momento in poi le migrazioni furono sempre più frequenti. L’ultimo gruppo di albanesi fu guidato da Giorgio Castriota Scanderbeg, l’eroe nazionale albanese che aveva arrestato l’avanzata dei Turchi di Maometto II. Perché Scandeberg giunse in Italia? Perché doveva appoggiare militarmente Ferrante, re di Napoli, succeduto ad Alfonso d’Aragona. In cambio, i soldati ottennero terre e proprietà: in virtù di ciò il primo nucleo di albanesi si stabilì definitivamente in Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia.

L’identità italo-albanese: gli arbereshe

Due sono state le motivazioni dell’accoglienza albanese dalle popolazioni autoctone meridionali. La prima fu perché gli albanesi vennero considerati martiri della fede cristiana: avevano combattuto e frenato l’avanzata turca; la seconda perché le carestie, le pestilenze, i terremoti avevano indotto i contadini a lasciare le campagne e i proprietari terrieri, per il proprio vantaggio, offrirono ai profughi la possibilità di insediarsi e lavorare le campagne. Gli insediamenti albanesi più compatti e omogenei diedero vita a comunità italo-albanese, gli arbereshe. Gli elementi identificativi sono stati e sono la religione, rito bizantino di lingua greca, l’arbërisht, lingua parlata di forma dialettale che si collega con la variante linguistica del sud dell’Albania, da dove ha avuto origine la diaspora.

1 Tappa Il Vulture arberesheBarile, Ginestra, Maschito

costumQuando ci si addentra nel cuore del Vulture, zona a nord-est della Basilicata, e si arriva in paesi come Barile, Ginestra, Maschito, il primo elemento che colpisce è la toponomastica bilingue. In italiano e arbereshe sono scritte le strade, le piazze, le chiese, il municipio. Le fonti storiche attestano l’esistenza di Barile già dal XIV secolo prima che giungessero colonie albanesi. In più momenti storici il paese è stato continuamente ripopolato da gruppi di popolazioni che provenivano dall’est. Essendo terra di vino e olive, è probabile che il nome Barile derivi proprio da barile di legno adatti per conservare il vino. Fin dal ‘600, infatti, lo stemma comunale è caratterizzato da un barile fra due alberi d’abete e un grappolo d’uva. Nel paese di possono visitare i Palazzi gentilizi, la Fontana monumentale dello Steccato risalente al 1713, la Chiesa di Santa Marie delle Grazie (XVII sec.), la Chiesa di San Nicola (XV sec.), la Chiesa dei SS Attanasio e Rocco (XVII sec.), e il Santuario della Madonna di Costantinopoli (XVII sec.), la cui fondazione è legata alla leggenda del ritrovamento dell’immagine della Madonna in una grotta da parte di due giocatori che cercavano scampo dalla pioggia. Tra gli eventi significati sono da ricordare i Riti della Settimana Santa, la Festa di San Giovanni Battista il 24 giugno con il battessimo delle bambole. Se da Barile mi sposto a Ginestra, il cartello di Benvenuto è bilingue e delinea un po’ di storia. Il vecchio nome del paese era Massalombarda. Distrutto dai Normanni, venne ripopolato nel ‘400 dagli albanesi su concessione del feudatario di Ripacandida, Troiano Caracciolo. Fino al 1965 il paese è stato frazione di Ripacandida, poi è divenuto comune autonomo. Gli edifici da visitare sono la Chiesa di San Nicola (XVI sec.) che conserva un coro ligneo, la Chiesa della Madonna di Costantinopoli (XVI sec.) che custodisce un affresco del XVII sec. e alcune tele del XVIII sec. Tra gli eventi sono da ricordare la Festa della Madonna di Costantinopoli e quella patronale di San Nicola. Durante il mese di agosto si tiene la Rassegna dei costumi tradizionali arbereshe. 1326287226-297636621-Retnes_2011_(40)Il terzo ed ultimo centro arbereshe del vulture è Maschito. Fortezza nel periodo romano, il centro venne abbandonato a causa di un fortissimo terremoto per poi essere ricostruito nuovamente il 1467 sotto Ferdinando D’Aragona, quando Giorgio Skanderbeg gli mandò truppe per combattere gli Angioini pretendenti al trono di Napoli. I monumenti più importanti sono le tre chiese: la Chiesa Madre di Sant’Elia Profeta (XVII sec), Chiesa del Purgatorio e Chiesa della Madonna del Caroseno, i numerosi palazzi signorili e la Fontana Skanderbeg. Tutte le informazioni e i numeri utili si possono trovare sui siti dei comuni www.comune.barile.pz.it, www.comune.ginestra.pz.it, www.comune.maschito.pz.it.

2 tappa Il Pollino arbereshe: San Costantino Albanese, San Paolo Albanese

Quasi dalla parte opposta della Basilicata, a sud-ovest, nell’area del Parco Nazionale del Pollino sul versante lucano, dimorano silenziosi due piccoli centri di cultura arbereshe: San Costantino e San Paolo Albanese. Una quiete surreale accoglie il viandante, quasi ad essere proiettato in una dimensione atemporale. San Costantino Albanese è stato fondato dagli albanesi giunti durante la quarta emigrazione in Occidente e nasce povero, basato su un’economia di sopravvivenza: si coltiva il castagno, il lino, la ginestra, il cotone. Il gruppo etnico si costituì mantenendosi fedele alla cultura originaria attraverso la lingua, il folklore, la religione di rito greco-bizantino in virtù della quale la comunità è sotto la giurisdizione ecclesiastica dell’Eparchia di Lungro (CS). Da visitare è la Chiesa Madre dedicata ai Santi Costantino ed Elena. Risale al 1600 e venne costruita secondo il rito latino. Successivamente subì trasformazioni secondo il rito bizantino. Il Santuario della Madonna della Stella, risalente al XVII sec., è edificato su una struttura bizantina risalente al X-XI sec. In onore della Madonna della Stella si organizza la suggestiva festa durante la quale si accendono pupazzi denominati nusazit. Il “cuore” della cultura arbereshe è conservato nel Museo di San Paolo Albanese, centro a pochi chilometri da San Costantino. Il Museo è un luogo ed un modo di conservare, tutelare, valorizzare, promuovere l’identità culturale, territoriale, sociale, economica della comunità arbëreshe. Tutte le informazioni e i numeri utili si possono trovare sui siti dei comuni www.comune.sanpaoloalbanese.pz.it, www.comune.sanpaoloalbanese.pz.it

Maria Sansone

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