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IL MONTE VULTURE: TRA NATURA E MISTICISMO

monte vulture

Arrivando in Basilicata è impossibile non scorgere l’imponente Monte Vulture, meglio conosciuto come Monticchio.

Il Monte Vulture, dal latino Vultur (Avvoltoio) è un vulcano rimasto attivo fino al periodo preistorico, situato nella parte nord-est della Basilicata. Da oltre 130 mila anni, con i suoi 1326 metri, domina tutto il paesaggio circostante. Nelle giornate di cielo limpido, permette anche di scorgere il mare e le cime del Gargano.

Il Vulcano Vulture costituisce per tutta la zona una fonte naturale di straordinaria ricchezza. Infatti, i terreni particolarmente fertili, situati ai piedi del vulcano, sono adatti per produrre vini pregiati, come l’Aglianico IGT ed oli di altissima qualità. Di grande pregio, sono inoltre, le acque minerali che sgorgano continuamente dalle sue sorgenti.

Il Monte Vulture come nasce?

Circa 800.000 anni fa, la nascita e l’ergersi di un vulcano, provocò l’innalzamento delle rocce presenti nella zona, rocce formatesi oltre 3 milioni di anni prima, durante l’epoca chiamata Pliocene. Tale innalzamento causò lo sbarramento di alcune valli percorse da alcuni fiumi provocando di conseguenza un accumulo di acqua tale da dare origine ad alcuni laghi, ormai scomparsi, come il lago di Venosa, il lago di Melfi ed il lago di Atella.

Ad oggi il Monte Volture è un vulcano spento, ma la sua attività esplosiva, rimasta attiva per circa 500.000 anni, ha determinato diversi strati di lava e depositi piroclastici. Dalla sua attuale conformazione è inoltre possibile risalire al modo in cui la lava fluiva dal cratere: a volte impietoso e inarrestabile, a volte lento e dolce.

Monte Volture ed i laghi di Monticchio

Le ultime fasi esplosive del vulcano hanno dato origine ad una depressione dalla forma circolare che oggi ospita i laghi di Monticchio, il Lago Grande e il Lago Piccolo.

Questi laghi senza immissari, vengono alimentati sia per mezzo delle precipitazionie, sia da una falda acquifera sottostante presente all’interno del monte che consente la risalita dell’acqua.

I due Laghi del Vulcano Vulture

Nelle bocche crateriche del vulcano ci sono due laghi, incorniciati dagli alberi, di forma diversa e comunicanti tra loro attraverso un canale sotterraneo.

Nel Lago Grande si può vedere la Nimphaea alba, ninfea dai bianchi fiori, importante risorsa per l’ecosistema lacustre.

Nel 1963, lo studioso Federico Hartig,

scoprì sul Monte Vulture un vero e proprio fossile vivente, Acanthobrahmaea europaea, una farfalla notturna, specie rara e nuova per la scienza;

nasce così nel 1971 la Riserva Naturale delle Grotticelle, estesa 209 ettari, è la prima area protetta istituita in Europa per tutelare una farfalla. Nel 1984 è stata istituita la Riserva Naturale a tutela del Lago Piccolo e parte della foresta.

Rifugio Monte Vulture

A contornare il vulcano, un fitto bosco di alberi che custodisce il Rifugio del Monte Vulture, un luogo panoramico situato a 1283 metri di altezza dal quale è possibile ammirare i paesi limitrofi, gestito dal Cai di Melfi.

L’aria pura, la natura incontaminata, fanno del rifugio del Vulture uno dei luoghi più frequentati ed apprezzati dagli amanti dello sport all’aria aperta, escursionisti ed appassionati di trakking.

Il Rifugio del Vulture è anche una delle tappe da cui partono affascinanti escursioni alla scoperta dei sentieri percorsi in passato da Carmine Donatelli Crocco.

Mappa dei sentieri del Monte Vulture

Il Monte Vulture è caratterizzato dalla presenza di numerosi sentieri e percorsi davvero caratteristici con diversi gradi di difficoltà:

I laghi di Monticchio

Il bosco e gli abitanti del Monte Vulture

Faggi, lecci, cerri, castagni, abeti, pini, olmi, noci, frammisti ad ontani, aceri e pioppi, costituiscono il bosco, che fanno del Vulture un vero e proprio polmone verde.

Il nome Vultur (in latino, avvoltoio) ricorda l’antica natura selvaggia di questa montagna, prediletta dall’imperatore Federico II di Svevia per i suoi studi naturalistici.

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Le specie ittiche e floristiche

Il Vulture, ricco di numerose varietà di specie floristiche tra cui la Primula, il Bucaneve, l’Anemone appennina, il Narciso, è l’ habitat favorevole per tante specie animali tra cui il Nibbio, lo Sparviero, il Barbagianni, il Gufo, la Volpe, il Cinghiale, la Faina, la Donnola e la Lontra.

Nei laghi tra le diverse specie ittiche c’è la Carpa, la Trota, il Triotto ed un tempo l’Alborella Vulturina.

Abbazia di S. Ippolito

Le Abbazie 

Procedendo, tra i due Laghi, troviamo i resti dell’Abbazia di S. Ippolito, costruita tra l’XI e il XII secolo dai Basiliani, distrutta dal terremoto del 1456.

Camminando attorno al Lago Piccolo, alzando lo sguardo, ci appare imponente e sospeso su un costone di roccia, un edificio bianco, è l’Abbazia di S. Michele Arcangelo, fondata dai Benedettini nel X secolo, sorta accanto alle grotte, scavate dai monaci di San Basilio intorno all’anno mille, ornate da affreschi bizantini;

l’attuale aspetto dell’Abbazia lo si deve all’opera dei Cappuccini che la ingrandirono. Entrandovi è assolutamente da vedere la grotta dell’Angelo, dedicata a S. Michele, adornata da affreschi bizantini dell’ XI secolo.

IMG_0429Il Museo di Storia Naturale del Vulture

Continuando la visita nell’Abbazia si può visitare il Museo di Storia Naturale del Vulture. Il Museo permette al visitatore un cammino attraverso la via della fauna e della flora, con mostre e laboratori dedicati anche alle attività con le scolaresche.

Molto curiose, perfino per i non entomologi, sono le collezioni di farfalle..e non solo..! Dopo la visita al Museo da non perdere è la gita in pedalò sul Lago Piccolo, oppure per gli esperti escursionisti, il trekking lungo gli impervi e ripidi “Sentieri dei briganti” percorsi nell’ottocento dalle bande di Carmine Crocco. Insomma che dire….andare per vedere!

Monte Vulture dove si trova

La zona del Vulture si trova nella parte settentrionale della Basilicata (Lucania) al confine con la Campania. La zona comprende diversi comuni, quello di Venosa, Rapolla, San Fele, Atella, Ginestra, Melfi, Barile, Ripacandida, Rionero in Vulture, Maschito e Ruvo del Monte.

Lucrezia De Leo

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