Il Mistero del Rosone della Cattedrale di Matera

On 24 marzo 2014 by collaboratori

2747_1071059069858_2470220_nTutti conoscono Matera, la città dei Sassi; tanti l’hanno visitata e hanno deliziato i propri occhi

osservando la Cattedrale sull’altura, ma pochi, forse, hanno colto l’oggetto. Quel rosone che fa la differenza sulla parete esterna e frontale del monumento. Quale significato cela il rosone materano?

La Cattedrale
La Cattedrale di Matera in stile romanico pugliese si staglia sull’altura della vecchia civita dove nacquero le prime abitazioni dei sassi. I lavori di edificazione si conclusero nel 1270 sull’area dove sorgeva un monastero benedettino dedicato a Sant’Eustachio nel 1082. Sul Sasso Barisano si proietta la facciata esterna, ricca di elementi fortemente simbolici.

Il rosone
Ai due terzi della facciata centrale domina il magnifico rosone a 16 raggi. È circondato da quattro figure: una in basso e una in alto, una a destra e una a sinistra. Se si traccia una linea immaginaria che unisce le quattro figure a due a due, si nota che c’è asimmetria: è l’imperfezione umana perché la perfezione appartiene a Dio. Delle quattro figure, solo la prima in alto ha un’identità certa, l’Arcangelo Michele che sconfigge il Drago; le altre tre figure sono telamoni: le due al lato e quella in basso. Quale significato allora nasconde il rosone?

rosone cattedrale matera

foto di Antonio Passaseo http://www.panoramio.com/photo/53667068

I personaggi del rosone
I personaggi del rosone appartengono alla tradizione cristiana, come l’Arcangelo Michele, e a quella mitologica e pagana, come i tre telamoni. L’Arcangelo Michele nell’iconografia e nella storia cristiana è rappresentato alato con una spada o una lancia mentre sconfigge il demonio nelle sembianze di un drago.
I tre telamoni derivano dalla mitologia greca, dal mito di Atlante che nel rosone è raffigurato con il personaggio in basso. Atlante era un titano che fu punito da Zeus per aver capeggiato la rivolta dei Giganti contro gli dei dell’Olimpo. La condanna fu di sorreggere la volta celeste sulle proprie spalle. I telamoni ai lati sono posizionati con le loro braccia a sorreggere e a far girare la ruota. Quella della Fortuna.

La Ruota della Fortuna
Il rosone simboleggia un unico oggetto: la Ruota. La ruota è un cerchio mobile e ricorda la ciclicità delle sorti umane, da un lato, e dall’altro l’avvicendarsi imprevedibile dei casi e l’instabilità della sorte. Quell’equilibrio precario e mutevole in cui tutto gira: ciò che si trova in alto cadrà per poi risollevarsi. A muovere le fila delle sorti umane era la dea Fortuna secondo i greci. I filosofi e i letterati antichi la descrivevano come una donna ingannatrice e malvagia, perché prima seduceva gli uomini elargendo ricchezze che, poi, sottraeva improvvisamente. Nel VI secolo nell’opera De Consolatione Philosophiae, il filosofo Boezio paragonò la Fortuna ad una ruota che fa girare la vita degli uomini. Nel XI secolo si trovò la prima raffigurazione medioevale della ruota della fortuna presso la biblioteca di Montecassino e dal XII secolo in poi si diffuse l’immagine della Fortuna che gira la ruota associata all’epigramma Regno, regnavi, sum sine regno, regnabo [regno, ho regnato, sono senza regno, regnerò]. Allora quale è il legame tra l’Arcangelo Michele e la ruota della fortuna? Perché coesistono cristianità e paganesimo?

Svelato il mistero
La fortuna è la casualità, è qualcosa contro cui la volontà umana è impotente. Tutto ciò che sfugge al controllo umano rischia di essere privato di senso e giustificato con la fortuna, con la scaramanzia, con la provvidenza. L’imprevedibilità della vita si accetta serenamente se l’attaccamento dell’uomo ai beni materiali non è morboso. Perciò l’Arcangelo Michele troneggia sulla ruota mentre uccide il drago. È un’azione perenne che si ripete. Sconfigge la tentazione dell’uomo di possedere morbosamente. Il sommo bene è fissato unicamente in Dio pertanto è meno doloroso e più sereno accettare la volontà divina.

Maria Sansone

Google+EmailtumblrTwitterFacebook